Aspettative Troppo Elevate?
16 dic 2025
Alex Giannola
Aspettative Troppo Elevate: Perché il Mercato Potrebbe Deludere nel 2026-2027
Il caso di Oracle e Broadcom dovrebbe farci riflettere. Due colossi tecnologici che hanno appena perso il 10% del loro valore di mercato in un solo giorno, nonostante risultati trimestrali tutt'altro che negativi. Non è un segnale casuale: è la dimostrazione di un mercato dove le aspettative sono diventate così elevate che anche la perfezione non basta più.
Quando Fare Bene Non È Abbastanza
Oracle ha riportato utili per azione che hanno battuto le stime degli analisti, ma ha leggermente mancato le aspettative sui ricavi. Broadcom ha annunciato una crescita del 74% nelle vendite di chip per intelligenza artificiale, con ricavi totali di 18 miliardi di dollari. Risultati che in un contesto normale avrebbero fatto festeggiare gli azionisti.
Invece, entrambe le azioni sono crollate del 10% nella sessione successiva agli earnings.
Il problema? Il mercato si aspettava di più. Molto di più. E questo ci porta al cuore della questione: le aspettative per gli utili futuri dello S&P 500 sono ai massimi storici, e qualsiasi imperfezione viene punita senza pietà.
I Numeri Dietro le Aspettative
Secondo le recenti analisi di Goldman Sachs, il mercato sta attualmente prezzando una crescita degli utili dello S&P 500 del 12% per il 2026 e del 10% per il 2027. Questi non sono numeri casuali, ma rappresentano il consenso aggregato degli analisti finanziari che seguono le 500 aziende dell'indice.
Come si arrivano a queste stime? Gli analisti utilizzano un approccio "bottom-up": raccolgono le previsioni specifiche per ogni singola azienda dell'indice, considerando fattori come i piani di espansione, le guidance fornite dai management, le tendenze del settore e le condizioni macroeconomiche. La somma di tutte queste previsioni individuali viene poi aggregata per ottenere la stima complessiva per l'indice.
Nel loro report pubblicato all'inizio di dicembre 2025, i strateghi di Goldman Sachs Ben Snider e Ryan Hammond hanno proiettato che gli utili per azione dell'S&P 500 raggiungeranno i 305 dollari nel 2026, per poi crescere ulteriormente fino a 336 dollari nel 2027. Queste previsioni si basano su aspettative di crescita economica accelerata negli Stati Uniti, un dollaro più debole e, soprattutto, sui guadagni di produttività legati all'intelligenza artificiale.
Un Confronto Storico Preoccupante
Per comprendere quanto siano aggressive queste aspettative, dobbiamo guardare ai dati storici. Nell'ultimo anno, gli utili dell'S&P 500 sono cresciuti del 13,58%, un tasso già considerevole. Per il 2024 completo, la crescita è stata del 9,22%, mentre nel 2023 abbiamo registrato un 11,39%.
Ma qual è la crescita media storica degli utili? Analizzando i dati dal 1989 al 2025, escludendo gli anni anomali della pandemia (2020-2021), la crescita media degli utili dell'S&P 500 si attesta intorno al 6-8% annuo. Negli ultimi dieci anni, considerando cicli economici completi, la media è stata circa del 7-8%.
Questo significa che il mercato sta prezzando una crescita che è quasi il doppio della media storica, e che dovrà sostenersi per due anni consecutivi. Non solo: queste aspettative arrivano dopo un 2025 già eccezionale, rendendo il confronto ancora più sfidante.
La Concentrazione del Problema: Le Magnifiche 7
Il quadro diventa ancora più preoccupante quando analizziamo la composizione di questa crescita. Le famose "Magnifiche 7" – Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Meta e Broadcom – rappresentano oggi circa il 36% della capitalizzazione totale dell'S&P 500.
Quest'anno, queste sette aziende hanno contribuito per il 50% della crescita totale degli utili dell'indice. Leggete bene: sette aziende su 500 hanno generato metà di tutta la crescita. È una concentrazione di potere economico senza precedenti nella storia recente del mercato azionario americano.
Per il 2026, gli analisti prevedono che il loro contributo scenda al 46%. Può sembrare una riduzione marginale, ma nasconde un'aspettativa ancora più audace: che il resto dell'indice – le altre 493 aziende – riesca a compensare questa minore concentrazione continuando a crescere a ritmi elevati.
Goldman Sachs stima che le Magnifiche 7 cresceranno del 29% nel 2026, guidate da investimenti in AI che dovrebbero generare una crescita delle vendite del 20%. Ma cosa succede se anche solo una o due di queste aziende inciampano? Oracle e Broadcom ci hanno appena mostrato quanto il mercato sia impietoso con chi non riesce a superare le aspettative.
I Rischi All'Orizzonte
Le aspettative elevate arrivano in un momento in cui molteplici fattori di incertezza si affacciano sul 2026-2027:
Cambio alla Fed: L'arrivo di un nuovo presidente della Federal Reserve potrebbe portare cambiamenti nelle politiche monetarie. Jerome Powell terminerà il suo mandato, e l'incertezza su chi lo sostituirà e quali saranno le sue priorità pesa sui mercati.
Rallentamento dei consumi: I dati mostrano segnali di affaticamento nella spesa dei consumatori, specialmente nelle fasce a reddito medio-basso. Con tassi di interesse che rimangono elevati e il costo della vita ancora sotto pressione, la crescita dei ricavi potrebbe rallentare.
Incertezze macroeconomiche: Le tensioni geopolitiche, le politiche commerciali incerte e le possibili ricadute di politiche fiscali aggressive rappresentano ulteriori elementi di rischio.
Valutazioni già elevate: L'S&P 500 attualmente tratta a circa 22,5 volte gli utili futuri, ben al di sopra della media storica di 16-18x. Questo significa che c'è poco margine di errore: se gli utili deludono, le valutazioni potrebbero contrarsi rapidamente, amplificando le perdite.
La Lezione di Oracle e Broadcom
I casi di Oracle e Broadcom sono particolarmente istruttivi perché dimostrano che la qualità intrinseca dei risultati conta sempre meno rispetto alla capacità di superare aspettative sempre più alte. Oracle ha effettivamente battuto le stime sugli utili, un risultato che in passato avrebbe garantito un rally del titolo. Ma il mercato ha guardato altrove: ai ricavi leggermente sotto le attese, alla guidance non sufficientemente aggressiva, ai margini che non si sono espansi abbastanza velocemente.
Broadcom ha riportato una crescita del 74% nel segmento AI, cifre che pochi anni fa sarebbero sembrate fantascienza. Ma non è bastato. Gli investitori volevano vedere un'accelerazione ancora maggiore, segnali di domanda ancora più robusta, conferme che la crescita può mantenersi a questi livelli stratosferici.
Conclusioni: Un Castello di Carte?
La domanda che ogni investitore dovrebbe porsi è: queste aspettative sono realistiche?
Certo, l'intelligenza artificiale potrebbe continuare a generare guadagni di produttività significativi. La digitalizzazione dell'economia è un trend strutturale. Le Magnifiche 7 hanno dimostrato capacità di esecuzione straordinarie.
Ma il mercato sta prezzando uno scenario quasi perfetto: crescita economica solida ma non eccessiva, inflazione sotto controllo, nessuna crisi geopolitica significativa, adozione dell'AI che procede senza intoppi, margini che continuano ad espandersi nonostante pressioni salariali e costi energetici, e consumatori che continuano a spendere nonostante tassi di interesse elevati.
È uno scenario possibile? Certamente. È probabile? Molto meno.
Come dimostrano Oracle e Broadcom, quando le aspettative sono così elevate, anche piccole imperfezioni vengono amplificate. E in un mercato dove sette aziende fanno metà del lavoro, basta che una o due di queste inciampino per mettere a rischio l'intero castello di carte.
La probabilità di un calo tra il 2026 e il 2027 non è una certezza, ma con aspettative così tese e rischi così evidenti all'orizzonte, gli investitori farebbero bene a prepararsi per uno scenario più complesso di quello che il mercato sta attualmente prezzando.

